Cos’è l’Ichimoku?

Nonostante il nome impronunciabile, questo indicatore sta acquisendo ogni giorno sempre più importanza e popolarità qui in Italia. Purtroppo, però, il materiale che si trova in giro è spesso scadente e poco esaustivo.

Ma non disperate, a breve uscirà un libro molto carino e ben fatto, che spiega le origini, il funzionamento e come impiegare l’Ichomoku per guadagnare.

Per il momento, però, ho trovato del materiale molto interessante, che può aumentare la fiducia verso questo attrezzino giapponese, ma soprattutto verso chi ve lo consiglia.

Prendiamo un semplicissimo grafico GBPCHF in timeframe di 30 minuti.

Cattura di schermata (52)

Troverete subito evidenziati diversi supporti e resistenze, che, come potete notare, ci avrebbero fornito diverse possibilità di entrata o uscita in un trend.

Adesso, proviamo ad inserire l’Ichimoku sullo stesso grafico.

Cattura di schermata (53)

Parecchio confusionario all’inizio, ma vi posso assicurare che dopo averci preso un po’ di confidenza, risulterà molto facile e intuitivo.

Analizziamo adesso punto per punto.

Cominciamo con il numero 1.

Cattura di schermata (54)

Ecco due resistenze che, sebbene imprevedibili, ci sono ben segnalate dall’Ichimoku; infatti, se prolungassimo la zona all’interno del rettangolo rosso, avremmo una linea orizzontale, dove esse andranno a poggiarsi in modo molto preciso.

La zona evidenziata in rosso è una Kumo, ovvero, una nuvola ribassista (in quanto blu), che rappresenta la media fra il punto più alto e quello più basso dei 52 periodi precedenti, proiettata, però, 26 periodi nel futuro.

Aramaico, lo so. Basti sapere che si tratta di numeri riguardanti le tradizioni giapponesi, che portano l’indicatore ad una precisione che mai potrebbe essere ottenuta con i numeri delle tradizioni occidentali (settimana composta da 5 giorni lavorativi, mese composto da 31 etc..).

Procediamo con il numero 2.

Cattura di schermata (53)

Cattura di schermata (56)

Per quanto riguarda la prima resistenza partendo da sinistra, il discorso è simile a quanto detto per la Kumo. Questa volta, però, parliamo di Kijun (la linea blu contenuta all’interno del rettangolo rosso di sinistra).

Essa rappresenta i punti medi dei prezzi sui ventisei periodi precedenti. Si tratta di prendere le 26 ultime barre (o candele), d’identificare i punti più alti e quelli più bassi, e di sommarli, e poi dividerli per due. Si ottiene, così, la media dei due estremi di questi 26 periodi. Non appena delle nuove candele/barre si formano, i punti più bassi e più alti cambiano, e il punto medio si riposiziona. Invece, se i prezzi restano dentro un canale senza che un nuovo punto alto o basso si formi, questa linea rimane piatta e forma, allora, un livello. È esattamente questo fenomeno che differenzia le linee Ichimoku dalle medie mobili classiche.

Svolgiamo, quindi, lo stesso procedimento della Kumo, e prolunghiamo questo segmentino piatto con una linea orizzontale. Come ben potete notare, la resistenza andrà precisamente a poggiarsi su di essa.

Cattura di schermata (57)

La seconda, invece, è contenuta all’interno della nuvola, la quale blocca qualsiasi tentativo di uscita della barra/candela. In questo caso, senza pochi sforzi, ci saremmo subito resi conto dell’impedimento.

Cattura di schermata (58)

Passiamo ora alla numero 3.

Cattura di schermata (53)

Cattura di schermata (64)

Partendo dalla prima resistenza di sinistra, notiamo come la barra evidenziata dal cerchio si avvicini leggermente alla Kijun, senza però andare a testarla. Prolungandola con la nostra solita linea orizzontale, ci rendiamo subito conto di come le due barre, contenute all’interno dei due cerchi successivi, andranno precisamente a poggiarvisi sopra.

Ricordo che per usare l’Ichimoku è necessario guardare la chiusura delle barre/candele e non i loro massimi/minimi.

Passiamo al quarto ed ultimo esempio.

Cattura di schermata (53)Cattura di schermata (61)

In questo caso le resistenze si sarebbero potute vedere attraverso l’Ichimoku solo seguendo il grafico in tempo reale; a questo punto entrerebbe in gioco la Lagging Span (linea verde). Essa, però, è leggermente più complicata da spiegare, dedicherò, quindi, un articolo intero solo a lei.

Spero che ciò vi sia stato utile, fatemi sapere cosa ne pensate, e non esitate a contattarmi se avete qualche dubbio o semplicemente volete saperne di più. 🙂

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